L’acquisizione dell’archivio BB

 

La proposta di acquisizione digitale di una parte significativa dell’Archivio nasce dall’esigenza di storicizzare e approfondire criticamente il lavoro di una figura  della nostra cultura vestimentaria che, fin dai primi anni ottanta del novecento, si è distinta, rispetto al panorama delle modalità egemoniche della produzione e del consumo di moda, per ricerca creativa, singolarità progettuale e indipendenza imprenditoriale.

 

“La ricerca sull’identità dell’indumento come sapiente struttura architettonica abitata dal corpo, dispositivo modulare sottratto alla logica del look confezionato e delle variazioni stagionali, come pure alla prescrittiva autorialità dello/a stilista, ha conferito al lavoro creativo di Monica Bolzoni una dimensione anfibia tra il sistema della moda e il rigoroso studio del design dell’abito. Mettendo a punto una perfetta corrispondenza tra forme geometriche dell’indumento e proporzioni del corpo, una sinergia virtuosa tra disegno, materiali e colori, assieme alla strutturazione del carattere modulare tanto della produzione quanto della fruizione, Monica Bolzoni non ha solo contribuito alla definizione di uno spazio di nuove possibilità vestimentarie – esperienza che la accomuna a molti altri designer contemporanei – ma ha soprattutto fatto sì che la progettualità creativa del design di moda, quale attività di modellamento (fashioning) della figura umana, materiale e immateriale ad uno stesso tempo, diventasse pratica autenticamente condivisa con le clienti. È all’incrocio tra la dimensione teorica della costruzione dell’abito e la consapevolezza del ruolo portante giocato l’indumento nella sfera performativa e nelle strategie stilistiche di attori e attrici sociali, che il lavoro di Monica Bolzoni assurge a soggetto del sapere umanistico e in quanto tale invita a una lettura approfondita e interdisciplinare del suo articolato linguaggio espressivo.”

 

Particolarmente interessanti per la Soprintendenza BSAE di Siena e Grosseto sono i progetti pensati per l’arte e il teatro d’avanguardia, che rappresentano le componenti essenziali del suo metodo progettuale: “l’idea, il colore, la modularità, l’essenzialtà delle forme, il montaggio e la sovrapposizione di vari pezzi”. In particolare negli anni Novanta del Novecento la serie di capi ideati per le performance dell’artista Vanessa Beecroft (1995-1996) riflettono efficacemente il suo concetto di “modularità” e di “ritorno al neutro”.

 

La stessa nozione di neutro è stata oggetto di riflessione anche nei progetti di costumi e accessori per il teatro d’avanguardia per i Fanny & Alexander (2007-2009) utilizzati negli spettacoli Amore, K.313 e There’s No Place Like Home. L’esperienza moda designer-arte è continuata con la collaborazione di Monica Bolzoni con l’artista Letizia Cariello (2002-2003) e con l’artista Cesare Viel (2004).

 

Testo di Vittoria Caterina Caratozzolo